La qualità dell’aria assume oggi un ruolo centrale nella valutazione delle prestazioni dell’edificio: non è più un tema esclusivamente ambientale, ma un parametro che incide direttamente sulla salute degli occupanti, sulla sostenibilità e sulle scelte progettuali. Tutto ciò che fino a qualche tempo fà, sembrava marginale e quasi un lavoro di nicchia relativo alla salubrità degli edifici, con la Direttiva (UE) 2024/2881 è stata introdotta un’impostazione integrata che mette in relazione qualità dell’aria, efficienza energetica, tutela ambientale e progettazione edilizia, ampliando l’attenzione dall’aria esterna agli ambienti confinati, dove si concentra la maggior parte del tempo di vita delle persone.
Il recepimento nazionale, avviato con lo schema di decreto legislativo – Atto del Governo n. 435, rappresenta un passaggio normativo di rilievo: vengono aggiornati i limiti per l’aria outdoor, rafforzati gli strumenti di monitoraggio e, soprattutto, viene istituita una disciplina strutturata della qualità dell’aria indoor, settore finora privo di valori di riferimento e procedure tecniche uniformi.
Questa evoluzione normativa nasce dalla consapevolezza che gli edifici contemporanei, caratterizzati da involucri ad alta tenuta e da strategie spinte di efficientamento energetico, possono favorire l’accumulo di contaminanti interni se non dotati di sistemi di ventilazione adeguati. Abitazioni, scuole, uffici e strutture sanitarie diventano quindi ambiti prioritari per una valutazione sistematica della salubrità dell’aria, integrata nei processi progettuali e gestionali.