La Cassazione civile, con la sentenza n. 32312/2025, ha chiarito il rapporto tra Catasto e regolarità urbanistica.
L’accatastamento, infatti, è uno strumento fiscale nato per censire e tassare ciò che produce reddito, anche in presenza di irregolarità edilizie, ma non può essere considerato titolo abilitativo. Il Catasto fotografa la realtà esistente, senza sanare difformità urbanistiche né legittimare destinazioni d’uso prive di autorizzazione. Il nodo critico riguarda il classamento: la rendita e la categoria catastale non possono derivare da un uso di fatto urbanisticamente rilevante se manca un titolo edilizio. La documentazione catastale ha valore legittimante solo in via residuale, quando non siano disponibili altri atti, e serve a ricostruire lo stato legittimo dell’immobile. Confondere Catasto e disciplina edilizia genera rischi giuridici e incertezze nel mercato immobiliare. Per questo la Cassazione ribadisce la necessità di distinguere nettamente tra funzione fiscale e regolarità urbanistica, a tutela della certezza del diritto, della trasparenza e della stabilità degli scambi.