La recente sentenza n. 33145 del 19 dicembre 2025 della Corte di Cassazione conferma l’obbligo assoluto di mantenere una distanza minima di dieci metri tra edifici situati l’uno di fronte all’altro in presenza di pareti finestrate. Questa normativa ha una funzione di interesse pubblico, poiché mira a garantire la salubrità, l’illuminazione e l’aerazione degli spazi abitativi urbani. Secondo i giudici, il divieto di costruire in aderenza o di elevare nuove strutture si applica all’intera parete, indipendentemente dalla posizione specifica o dalla dimensione delle aperture. Il provvedimento chiarisce inoltre che tale limite è inderogabile, rendendo nullo qualsiasi accordo privato o contratto notarile volto a ridurne la portata. Per proprietari e progettisti, questa decisione implica la necessità di una pianificazione rigorosa, poiché la violazione delle distanze legali comporta inevitabilmente l’ordine di arretramento o demolizione del manufatto. In sintesi, la Suprema Corte ribadisce che la tutela della salute collettiva prevale sempre sull’autonomia negoziale dei singoli cittadini.
Divieto di sopraelevazione in aderenza in presenza di pareti finestrate: la Cassazione ribadisce il principio